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Aleksandr Puškin
12 domande · Letteratura
A Mosca, nel 1799, nasce uno scrittore destinato a cambiare il prestigio e le possibilità espressive della letteratura russa. Aleksandr Puškin si forma al liceo di Carskoe Selo e si distingue presto con i versi. Appartiene a una famiglia nobile, ma la storia dei suoi antenati attraversa anche l'Africa: il bisnonno Abram Gannibal, portato in Russia dopo essere stato ridotto in schiavitù da bambino, raggiunge una posizione importante al servizio degli zar. Puškin tornerà su quella vicenda nella propria scrittura.
Le poesie politiche e gli epigrammi attirano l'attenzione delle autorità. Nel 1820 viene allontanato dalla capitale e inviato nel sud dell'impero; seguirà il soggiorno forzato nella tenuta di Michajlovskoe. Dopo il ritorno, Nicola I promette di occuparsi personalmente della censura dei suoi testi. Il rapporto fra protezione imperiale e controllo rimane ambiguo. Puškin contribuisce in modo decisivo alla lingua letteraria moderna, ma non la crea da solo: il suo lavoro nasce da tradizioni precedenti e dal confronto con altri autori.
Eugenio Onegin è il suo romanzo in versi. Il rapporto fra Onegin e Tat'jana, il tempo perduto e le convenzioni sociali si intrecciano con la voce di un narratore mobilissimo. Čajkovskij ne ricaverà un'opera. Altri testi seguono strade diverse: il dramma storico Boris Godunov, il racconto La dama di picche e La figlia del capitano mostrano quanto il suo laboratorio vada oltre un solo genere. Anche Musorgskij e Čajkovskij troveranno nei suoi lavori materia per il teatro musicale.
La fine arriva dopo un duello con Georges d'Anthès, sullo sfondo di tensioni personali e offese alla reputazione familiare. Ferito presso San Pietroburgo, muore due giorni dopo, il 10 febbraio 1837 secondo il calendario gregoriano, a trentasette anni. La rapidità della morte non deve far dimenticare la varietà di una produzione che continuerà a influenzare lettori e scrittori ben oltre la Russia.
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