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Apartheid in Sudafrica
20 domande · Storia
L’apartheid fu un sistema di segregazione e discriminazione razziale imposto in Sudafrica attraverso leggi che regolavano residenza, lavoro, istruzione e diritti politici. Il termine afrikaans significa separazione. La vittoria del Partito Nazionale nel 1948 diede avvio a un irrigidimento sistematico di discriminazioni già esistenti. Le persone venivano classificate per categorie razziali e milioni furono costrette a trasferirsi. I pass limitavano gli spostamenti della popolazione nera e la politica dei bantustan cercava di privarla della cittadinanza sudafricana.
La resistenza coinvolse organizzazioni, sindacati, studenti e comunità religiose. L’African National Congress ebbe un ruolo centrale, ma non fu l’unico movimento. Nel 1960 la polizia uccise 69 persone a Sharpeville. Nel 1976 la repressione delle proteste studentesche di Soweto suscitò indignazione internazionale. Nelson Mandela trascorse 27 anni in carcere; Steve Biko morì nel 1977 dopo essere stato brutalmente maltrattato durante la detenzione.
Sanzioni, boicottaggi e mobilitazioni interne accrebbero la pressione sul regime. Nel 1990 il presidente Frederik Willem de Klerk annunciò la legalizzazione dell’ANC e la liberazione di Mandela. I negoziati portarono alle prime elezioni nazionali a suffragio universale del 1994. La Commissione per la verità e la riconciliazione raccolse testimonianze sui crimini e poteva concedere amnistie a condizioni precise. La fine dell’apartheid giuridico non cancellò le disuguaglianze economiche e sociali ereditate dal sistema.
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