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Atletica leggera: le specialità
16 domande · Sport
L’atletica leggera è il più antico degli sport olimpici e ancora oggi quello che assegna più medaglie ai Giochi. Dietro questo nome si nascondono però specialità molto diverse: correre, saltare, lanciare e marciare. I più completi si cimentano nelle prove multiple: il decathlon maschile riunisce 10 gare in due giorni, e chi lo vince è considerato il «re degli atleti». Per le donne c’è l’eptathlon, che ne conta 7.
In pista la velocità parte dai 100 m, la distanza olimpica più breve, e prosegue con la staffetta 4×100 m, dove tutto si decide nel cambio del testimone: a Tokyo l’Italia di Marcell Jacobs vinse l’oro in entrambe. Il mezzofondo, con 800 m e 1500 m, unisce velocità e tattica. I 3000 metri siepi aggiungono barriere e riviera, mentre gli uomini superano dieci barriere nei 110 m ostacoli. Su strada la maratona misura 42,195 km, una distanza ereditata dai Giochi di Londra del 1908, e la marcia impone di tenere sempre un piede a terra, specialità che ha regalato all’Italia gli ori di Massimo Stano e Antonella Palmisano.
Nei salti, il salto in alto si affronta senza attrezzi, come insegnano Sara Simeoni e Gianmarco Tamberi, il salto con l’asta grazie a una lunga pertica flessibile, e il salto triplo concatena balzo, passo e salto. I lanciatori, infine, si dividono fra getto del peso, spinto dal collo e non lanciato, lancio del disco, già praticato nell’antichità, lancio del giavellotto e lancio del martello, una sfera d’acciaio che ruota all’estremità di un cavo.
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