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Bastet
12 domande · Mitologia
Bastet è la dea egizia dalla testa di gatta: protettrice della casa e della famiglia, veglia anche sulla gioia, sulla musica e sulla fecondità. Non fu sempre così. In origine la si venerava in forma di leonessa selvaggia e temibile, vicina alla terribile Sekhmet; nel corso dei secoli si addolcì fino a diventare la gatta benevola che conosciamo. Figlia di Ra, era una delle forme dell'Occhio del sole.
La sua città santa, Bubasti, nel delta del Nilo, era celebre per le sue feste sfrenate. Lo storico greco Erodoto racconta che centinaia di migliaia di pellegrini vi arrivavano in barca, al suono di nacchere, flauti e sistri, e che in quei giorni si beveva più vino che in tutto il resto dell'anno. Bastet doveva difendere le case dagli spiriti maligni e dalle malattie; i suoi amuleti proteggevano madri e bambini.
I gatti, suoi animali sacri, erano così venerati che ucciderne uno, anche per sbaglio, poteva costare la morte. Secondo un aneddoto riferito da Polieno, i Persiani ne avrebbero approfittato nella battaglia di Pelusio spingendo i gatti davanti a sé come uno scudo vivente. A Bubasti gli archeologi hanno riportato alla luce immensi cimiteri di gatti mummificati, offerti come ex voto. Nell'Ottocento tonnellate di mummie feline furono perfino spedite in Europa come fertilizzante.
Un'etimologia discussa collega persino la parola alabastro al nome della dea, signora dei vasetti per unguenti. Anche l'Italia conserva le sue tracce: al Museo Egizio di Torino si ammirano statuette in bronzo di gatte sedute, e a Roma la piccola gatta di marmo che dà il nome a via della Gatta proviene, secondo la tradizione, dal vicino santuario di Iside in Campo Marzio.
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