🚣
Canottaggio: barche e termini
8 domande · Sport
Il canottaggio ha un vocabolario tutto suo, e comincia dalle barche. La più piccola è il singolo, in cui un vogatore da solo manovra due remi, senza timoniere: un faccia a faccia puro con l'acqua e con se stessi, su uno scafo sottile quanto instabile. Le barche più grandi, dal due all'otto, richiedono invece una coordinazione perfetta fra tutti i membri dell'equipaggio.
Il remo termina con una parte larga, la pala, che fa presa sull'acqua. Il remo poggia nello scalmo, il punto di rotazione che lo trasforma in una leva. Lo scalmo è fissato all'estremità della scalmiera, un braccio metallico che lo sposta verso l'esterno: senza di essa le barche da regata, strettissime, non potrebbero semplicemente essere spinte.
Ogni palata si scompone in fasi. Comincia con l'attacco, quando la pala entra in acqua davanti, con le braccia tese e le gambe piegate. Seguono la passata e l'estrazione, poi la ripresa: la pala torna in avanti a filo dell'acqua mentre il carrello scivola verso prua, l'unico momento di respiro in uno sforzo durissimo.
In una barca di squadra tutti seguono il capovoga, seduto più vicino alla poppa, che detta il ritmo. Il numero di colpi al minuto si chiama cadenza: alta in partenza, spesso oltre quaranta, cala durante la gara per poi risalire nello sprint finale. L'Italia conosce bene questo linguaggio: i fratelli Abbagnale, Carmine e Giuseppe, con il timoniere Peppiniello Di Capua, hanno fatto sognare il paese con i loro ori olimpici nel due con.
Esercitati gratis
PurFact ti ripropone ogni carta poco prima che tu la dimentichi. Così le conoscenze restano.