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Canottaggio: le basi
8 domande · Sport
Il canottaggio ha una particolarità che sorprende sempre i principianti: i vogatori avanzano all'indietro. Seduti con la schiena rivolta alla direzione di marcia, guardano verso poppa e vedono il traguardo solo nel momento in cui lo tagliano. Per questo in molte barche un timoniere tiene la rotta, dà le indicazioni e incita l'equipaggio senza remare; nelle barche senza timoniere è un vogatore a governare con il piede, grazie a un cavo collegato al timone.
Si distinguono due grandi famiglie. Nella voga di coppia ogni vogatore manovra due remi, uno per mano; nella voga di punta impugna un solo remo, più lungo, con entrambe le mani. La barca da regata più grande è l'otto, con otto vogatori di punta e un timoniere: è anche la più veloce, capace di superare i venti chilometri orari.
La potenza viene soprattutto dalle gambe. Grazie al carrello, il sedile mobile che scorre avanti e indietro, il vogatore spinge con le gambe a ogni palata, il movimento completo ripetuto a tempo da tutto l'equipaggio, dall'attacco alla ripresa.
La distanza olimpica è di 2000 metri, che le barche migliori percorrono in poco più di cinque minuti: uno sprint al limite della resistenza. Una competizione che riunisce più barche si chiama regata. La più celebre oppone ogni primavera le università di Oxford e Cambridge sul Tamigi, dal 1829. In Italia il canottaggio ha una tradizione gloriosa, dal lago di Varese, sede di grandi gare internazionali, fino agli ori olimpici dei fratelli Abbagnale.
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