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Ciclismo: Grandi Giri e classiche
8 domande · Sport
Nel 1903 il giornalista Henri Desgrange e il suo quotidiano L'Auto inventarono una corsa folle per vendere più copie: sei tappe gigantesche attraverso la Francia, alcune lunghe oltre 400 chilometri, corse di giorno e di notte. Vinse lo spazzacamino Maurice Garin, e così nacque il Tour de France, oggi la corsa ciclistica più famosa del mondo e, insieme a Olimpiadi e Mondiali di calcio, uno dei più grandi eventi sportivi del pianeta. Dal 1975 si conclude tradizionalmente sugli Champs-Élysées, a Parigi.
Sei anni dopo, nel 1909, la Gazzetta dello Sport lanciò il Giro d'Italia: il leader della classifica veste la maglia rosa, dello stesso colore delle pagine del giornale, e la corsa attraversa ogni anno le Dolomiti, lo Stelvio e il Mortirolo. Con la Vuelta a España, la più giovane, nata nel 1935 e famosa per i suoi arrivi in salita ripidissimi, formano i tre Grandi Giri, le corse a tappe di tre settimane. Nessuno è mai riuscito a vincerli tutti e tre nello stesso anno.
Il Tour ha le sue salite mitiche: il Mont Ventoux, il Tourmalet, il Galibier e soprattutto l'Alpe d'Huez, con i suoi 21 tornanti numerati presi d'assalto da centinaia di migliaia di tifosi. La primavera appartiene invece alle classiche, le corse di un giorno. La più temuta è la Parigi-Roubaix, l'«Inferno del Nord», con i suoi settori di pavé e l'arrivo nel vecchio velodromo di Roubaix. Il campione del mondo su strada indossa per un anno intero la maglia iridata, e ogni quattro anni la corsa in linea olimpica incorona un campione di un solo giorno.
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