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Ciclismo: le basi
8 domande · Sport
Chi accende la televisione a maggio, quando il Giro d'Italia attraversa la penisola, scopre presto che il ciclismo ha una lingua tutta sua. Il gruppo, cioè il folto insieme dei corridori, viaggia compatto perché stare a ruota, nella scia di chi precede, fa risparmiare fino a un terzo delle energie. Chi vuole provare a vincere da lontano va in fuga: un piccolo drappello si stacca e cerca di resistere al ritorno degli inseguitori, che spesso lo riprendono a pochi chilometri dall'arrivo.
Un grande giro si corre in circa 21 tappe nell'arco di tre settimane, alternando pianura, montagna e cronometro, la prova individuale in cui ognuno parte da solo e conta soltanto il tempo. Il leader della classifica generale del Giro indossa la maglia rosa, il cui colore viene dalle pagine della Gazzetta dello Sport, il giornale che organizzò la prima edizione nel 1909; al Tour de France, invece, il simbolo è la maglia gialla.
Nelle tappe pianeggianti tutto si decide spesso in volata, uno sprint di gruppo a oltre 70 all'ora in cui contano centimetri e sangue freddo. Dietro ogni campione, però, c'è il lavoro silenzioso del gregario, il corridore che si sacrifica per il capitano: lo ripara dal vento, gli porta le borracce e detta il ritmo in salita. Senza i gregari, nessuna maglia rosa arriverebbe a Roma o a Milano.
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