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Dal Neoclassicismo all’Espressionismo
16 domande · Arte
Quando Jacques-Louis David espose a Parigi nel 1785 il suo «Giuramento degli Orazi», il pubblico si accalcava davanti alla tela: tre fratelli che tendono la mano al padre per giurare, netti, severi e antichi. Il Neoclassicismo voleva dipingere la virtù. Poco dopo il Romanticismo rispose con sentimento e struggimento, e Caspar David Friedrich mise un minuscolo monaco davanti a un mare vuoto. Pittori tedeschi chiamati per scherno nazareni si trasferirono a Roma nel 1810 e vissero in un convento quasi come monaci, mentre i paesaggisti della scuola di Barbizon piantavano i cavalletti in piena foresta di Fontainebleau.
Verso il 1850 Gustave Courbet volle dipingere solo ciò che vedeva: due spaccapietre ai bordi della strada. Era il Realismo, e molti parigini si scandalizzarono. A Londra alcuni giovani pittori fondarono nel 1848 la Confraternita dei Preraffaelliti. Nel 1874 il critico Louis Leroy derise il quadro di Monet «Impression, soleil levant» e diede così, senza volerlo, il nome all’Impressionismo. Georges Seurat e Paul Signac composero poi i loro quadri con migliaia di tocchi di colore, ed ecco il puntinismo. Nel 1910 Roger Fry riunì Cézanne, Gauguin e van Gogh sotto il nome di Postimpressionismo.
A cavallo del secolo tutto si fece misterioso: il Simbolismo dipingeva sogni e miti, Arnold Böcklin la sua «Isola dei morti», e i nabis intorno a Bonnard presero il nome dalla parola ebraica per «profeti». Alfons Mucha faceva ondeggiare sui manifesti le linee dell’Art nouveau. Nel 1905 un critico chiamò Matisse e Derain «belve», e nacque il Fauvismo. Nello stesso anno Kirchner, Heckel e Schmidt-Rottluff fondarono a Dresda Die Brücke, e a Monaco Kandinsky e Franz Marc riunirono Der Blaue Reiter. L’Espressionismo non voleva più mostrare com’è il mondo, ma come lo si sente.
Sedici domande attraversano questo appassionante secolo della pittura.
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