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Daniel Kehlmann
9 domande · Letteratura
Si può misurare il mondo attraversandolo oppure cercando leggi matematiche da una scrivania. Daniel Kehlmann mette a confronto questi atteggiamenti nella Misura del mondo, il romanzo del 2005 che lo fa conoscere a un pubblico internazionale. Nato a Monaco di Baviera nel 1975 e cresciuto a Vienna, porta nella narrativa un interesse per l'illusione, il racconto e la distanza tra ciò che pensiamo di controllare e ciò che accade. Suo padre Michael è un regista: teatro e cinema appartengono presto all'ambiente familiare.
Nella Misura del mondo, Carl Friedrich Gauß e Alexander von Humboldt diventano personaggi letterari. Il primo studia numeri e geometria, il secondo viaggia e osserva la natura. La contrapposizione è una costruzione narrativa, non una biografia che riproduce ogni fatto senza modificarlo. Il frequente discorso indiretto contribuisce a un tono ironico: le parole dei personaggi sembrano attraversare una voce che le riferisce e le mette leggermente a distanza. Nel 2012 Detlev Buck ne ricava un film in tre dimensioni, con il coinvolgimento di Kehlmann nella sceneggiatura.
Fama, un romanzo in nove storie, intreccia telefoni, identità e incontri che cambiano significato quando si passa da una vicenda all'altra. Il re, il cuoco e il buffone riprende invece la figura di Tyll e la colloca nel paesaggio violento della guerra dei Trent'anni. Il libro arriva nella selezione finale dell'International Booker Prize: una fortuna internazionale che non dipende da un solo romanzo.
Nel romanzo Il regista, uscito in tedesco nel 2023, il cinema diventa il luogo di una domanda politica. Georg Wilhelm Pabst si trova a lavorare nell'industria cinematografica sotto il nazismo. Il rapporto fra arte, compromesso e responsabilità non viene risolto con una formula semplice. Kehlmann usa l'invenzione per osservare le scelte umane, non per far sparire la storia dietro la brillantezza dello stile.
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