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Egon Schiele
16 domande · Arte
Egon Schiele nacque a Tulln, in Austria, nel 1890. Ammesso molto giovane all’Accademia di Vienna, si allontanò presto da un insegnamento che sentiva troppo rigido. Gustav Klimt divenne per lui un riferimento importante e sostenne il suo lavoro. Schiele sviluppò tuttavia un linguaggio autonomo, legato all’espressionismo: la linea angolosa, le pose tese e gli spazi spesso ridotti rendono visibile una forte intensità emotiva.
Negli autoritratti osservava il proprio corpo e il proprio volto senza cercare una rappresentazione rassicurante. Il disegno non è soltanto una preparazione alla pittura, ma un mezzo espressivo centrale. Anche i ritratti di altre persone mostrano questa attenzione: il Ritratto di Wally Neuzil, del 1912, e quello di Eduard Kosmack, del 1910, costruiscono una presenza attraverso sguardi, mani e contorni. Negli Eremiti le figure ravvicinate sono state interpretate anche in rapporto all’artista e al suo legame con Klimt, senza che ogni significato possa essere considerato certo.
Schiele dipinse inoltre paesaggi e città. Città morta III e Città al crepuscolo richiamano Krumau, oggi Český Krumlov, legata alle origini di sua madre. Le case si addensano in strutture che sembrano quasi organismi. Il porto di Trieste appartiene alla fase giovanile; Stein sul Danubio vista da sud affronta un altro ambiente urbano. Nei Quattro alberi, del 1917, il ritmo dei tronchi si unisce ai colori del tramonto. La morte e la fanciulla, del 1915, concentra invece la tensione in un abbraccio, aperto a letture sulla perdita e sulla separazione.
Vienna fu il centro principale della sua attività, accanto a soggiorni in altri luoghi. Schiele morì il 31 ottobre 1918, a ventotto anni, durante la pandemia di influenza spagnola, tre giorni dopo la moglie Edith. Nello stesso anno era morto anche Klimt. La brevità della sua carriera non impedì una produzione ampia, nella quale ritratto, corpo e paesaggio condividono una ricerca espressiva riconoscibile.
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