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Età della pietra: strumenti e cultura
13 domande · Scienze
Il periodo più lungo della storia umana porta il nome di un materiale che si conserva: la pietra. Tutto il resto è scomparso da tempo, il legno, la corteccia, il cuoio, le cordicelle. Bisognerebbe piuttosto immaginare un'età del legno di cui sono sopravvissute solo le lame di pietra. I più antichi strumenti conosciuti, trovati a Lomekwi, in Kenya, dalla squadra dell'archeologa francese Sonia Harmand, hanno 3,3 milioni di anni. Segue l'Olduvaiano, che prende il nome dalla gola di Olduvai: ciottoli da cui pochi colpi ben assestati staccano schegge più taglienti di qualsiasi zanna.
Circa 1,7 milioni di anni fa compare l'Acheuleano, dal sito di Saint-Acheul, ad Amiens, con l'amigdala, uno strumento simmetrico che presuppone di avere in mente la forma finale prima del primo colpo. Il salto più notevole è forse un'idea: la tecnica Levallois, in cui il nucleo viene preparato perché un solo colpo stacchi una scheggia dalla forma prevista. Poi arrivano le lame, il propulsore, l'ago con la cruna d'osso, l'arco e le frecce. Le più antiche armi da caccia in legno conservate per intero sono state scoperte a Schöningen, in Bassa Sassonia, mentre in Toscana, a Poggetti Vecchi, sono riemersi bastoni di bosso lavorati dai Neanderthal circa 170.000 anni fa. In Puglia la baia di Uluzzo, nel Salento, ha dato il nome all'Uluzziano, una cultura nata in Italia circa 45.000 anni fa.
Parallelamente spunta ciò che non ha alcuna utilità pratica eppure è la cosa più umana: l'ocra incisa della grotta di Blombos, l'Uomo-leone scolpito nell'avorio di mammut, le Veneri paleolitiche come quella di Savignano, nel Modenese, i leoni e i rinoceronti della grotta Chauvet e le mani in negativo soffiate sulle pareti, come per dire: io c'ero.
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