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Figure retoriche

18 domande · Lingue

Le figure retoriche non sono ornamenti da appendere a un testo già scritto: sono gli strumenti che danno forza alle parole, e la letteratura italiana ne è piena fin dal primo verso della Commedia. Quando Dante scrive di essersi ritrovato «per una selva oscura», usa una metafora, un’immagine senza alcun «come». Quando Ungaretti scrive che «si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie», il piccolo «come» segnala una similitudine. Leopardi che chiede alla luna «che fai tu, luna, in ciel?» le presta tratti umani con la personificazione, e chi ripete «te l’ho detto mille volte» ricorre all’iperbole. Anche la direzione opposta funziona: il don Abbondio di Manzoni «non era nato con un cuor di leone», una litote che dice poco per far capire molto, e chi sotto il diluvio esclama «che bella giornata!» fa dell’ironia. Il gioco si fa ancora più sottile quando le parole si contraddicono. L’ossimoro chiude il contrasto in una sola espressione, come «silenzio assordante». Il paradosso lo estende a un’intera frase che sembra assurda e invece è vera: «so di non sapere». L’antitesi contrappone due idee, come nel Petrarca di «Pace non trovo, et non ò da far guerra», e il chiasmo incrocia l’ordine delle parole, come nell’Ariosto delle «donne», dei «cavallier», dell’«arme» e degli «amori». Poi c’è tutto ciò che riguarda il suono e il ritmo: l’allitterazione del Petrarca, «di me medesmo meco mi vergogno»; l’anafora della porta dell’Inferno, «per me si va»; l’onomatopea della fontana di Palazzeschi, «clof, clop, cloch». L’eufemismo addolcisce ciò che è sgradevole, la domanda retorica non chiede una risposta ma un consenso, la climax sale gradino dopo gradino come il «venni, vidi, vinsi» di Cesare. L’ellissi toglie ciò che si capisce da sé, «moglie e buoi dei paesi tuoi», e il pleonasmo fa l’esatto contrario e ripete la stessa cosa due volte: «a me mi piace».

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Tutte le domande con risposta

Come si chiama la figura che usa una parola in senso figurato, senza alcun termine di paragone?

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Metafora

«Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura»: in Dante la selva è lo smarrimento morale, e nessun «come» lo annuncia.

💡 Lo sapevi? Alcune metafore sono così consumate che non le notiamo più: la gamba del tavolo, il collo della bottiglia, il piede della montagna. In questo caso si parla di catacresi.

Come si chiama la figura che accosta esplicitamente due elementi con «come» o termini analoghi?

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Similitudine

«Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie»: in «Soldati» Ungaretti paragona i soldati in trincea alle foglie pronte a cadere.

💡 Lo sapevi? Omero inserì nell’Iliade similitudini lunghe intere pagine, in cui l’immagine finisce quasi per coprire il racconto.

Come si chiama la figura che attribuisce qualità umane a cose, animali o forze della natura?

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Personificazione

«Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / silenziosa luna?»: nel «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia» Leopardi si rivolge alla luna come a una persona.

💡 Lo sapevi? I bollettini meteo ne sono pieni: una perturbazione «si ritira», un anticiclone «resiste», il sole «torna a farsi vedere».

Come si chiama la figura che esagera in modo voluto ed evidente?

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Iperbole

«Te l’ho detto mille volte», «morire dal ridere», «ti aspetto da un secolo»: nessuno ha contato, ed è proprio questo il senso.

💡 Lo sapevi? Da non confondere con l’iperbole della matematica: entrambe vengono dal greco «hyperbolḗ», il lanciare oltre.

Come si chiama la figura che attenua un concetto negando il suo contrario?

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Litote

Don Abbondio «non era nato con un cuor di leone», scrive Manzoni nei «Promessi sposi»: cioè era un vigliacco.

💡 Lo sapevi? Nella lingua di tutti i giorni la litote è quasi una forma di cortesia: «non è male» loda senza entusiasmarsi.

Come si chiama la figura che dice il contrario di ciò che si intende?

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Ironia

«Che bella giornata!» sotto la pioggia battente. Nella «Ginestra» Leopardi cita con amara ironia «le magnifiche sorti e progressive» dell’umanità.

💡 Lo sapevi? Per iscritto manca il tono di voce: per questo l’ironia è la fonte più frequente di malintesi nei messaggi e nelle e-mail.

Come si chiama la figura che unisce in UNA sola espressione due termini di significato opposto?

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Ossimoro

«Silenzio assordante», «lucida follia», «ghiaccio bollente», «agrodolce».

💡 Lo sapevi? L’ossimoro è una sola coppia di parole: se la contraddizione si estende a un’intera frase, si parla di paradosso.

Come si chiama la figura che a prima vista sembra assurda e, a ben guardare, risulta vera?

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Paradosso

«So di non sapere», attribuito a Socrate. «Meno è più.»

💡 Lo sapevi? In logica il paradosso è qualcosa di più radicale: un’affermazione che smentisce sé stessa, come «questa frase è falsa».

Come si chiama la figura che ripete lo stesso suono all’inizio di parole vicine?

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Allitterazione

«Di me medesmo meco mi vergogno»: nel sonetto che apre il Canzoniere, Petrarca fa cominciare con la «m» quattro parole di fila.

💡 Lo sapevi? Anche il «veni, vidi, vici» di Cesare deve parte della sua forza all’allitterazione della «v».

Come si chiama la figura che ripete la stessa parola all’INIZIO di frasi o versi successivi?

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Anafora

«Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l’etterno dolore, / per me si va tra la perduta gente»: l’iscrizione sulla porta dell’Inferno di Dante.

💡 Lo sapevi? I discorsi politici ci si appoggiano: l’«I have a dream» di Martin Luther King ritorna otto volte e dà al discorso il suo ritmo.

Come si chiama la figura in cui una parola imita il rumore che indica?

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Onomatopea

«Clof, clop, cloch, / cloffete, / cloppete, / clocchete»: così gocciola «La fontana malata» di Aldo Palazzeschi. Pascoli fa cantare l’assiuolo con il suo «chiù».

💡 Lo sapevi? I versi degli animali suonano diversi in ogni lingua: il gallo italiano fa «chicchirichì», quello inglese «cock-a-doodle-doo».

Come si chiama la figura che addolcisce l’espressione di una realtà sgradevole?

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Eufemismo

«È venuto a mancare» invece di è morto, «non vedente» invece di cieco, «operatore ecologico» invece di spazzino.

💡 Lo sapevi? Gli eufemismi si consumano: quando la parola addolcita viene associata alla realtà che nasconde, ne serve una nuova. Il linguista Steven Pinker parla di «euphemism treadmill», il tapis roulant degli eufemismi.

Come si chiama la figura che interroga senza aspettarsi alcuna risposta?

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Domanda retorica

«Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?»: con questa domanda Cicerone apre la prima Catilinaria. Nessuno si aspetta una data.

💡 Lo sapevi? Funziona perché chi ascolta formula da sé la risposta, e raramente si contraddicono i propri pensieri.

Come si chiama la figura che dispone più espressioni in ordine di intensità crescente?

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Climax

«Venni, vidi, vinsi.» Ogni elemento pesa più del precedente, come in «te lo chiedo, te lo ordino, te lo impongo».

💡 Lo sapevi? Esiste anche il movimento inverso: nell’anticlimax la serie scende e finisce in modo volutamente modesto.

Come si chiama la figura che contrappone due idee opposte in elementi distinti?

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Antitesi

«Pace non trovo, et non ò da far guerra; / e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio»: il sonetto 134 del Canzoniere di Petrarca è costruito su opposizioni.

💡 Lo sapevi? A differenza dell’ossimoro, l’antitesi ha bisogno di due membri separati: la contraddizione non sta in un’unica espressione.

Come si chiama la figura che dispone le parti della frase in modo incrociato (a-b-b-a)?

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Chiasmo

«Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori»: l’apertura dell’«Orlando furioso» di Ariosto. E in Dante: «Siena mi fé, disfecemi Maremma».

💡 Lo sapevi? Il nome viene dalla lettera greca chi (Χ): se si collegano i termini che si corrispondono, si disegna proprio questa croce.

Come si chiama la figura che omette parole che il lettore integra da sé?

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Ellissi

«Moglie e buoi dei paesi tuoi.» «Prima il dovere, poi il piacere.» Il verbo manca e nessuno ne sente la mancanza.

💡 Lo sapevi? Gli slogan pubblicitari e i titoli di giornale vivono di ellissi: meno parole ci sono, più in fretta il messaggio si legge e si ricorda.

Come si chiama la figura che dice inutilmente due volte la stessa cosa?

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Pleonasmo

«A me mi piace», «salire su», «scendere giù», «uscire fuori».

💡 Lo sapevi? A volte il raddoppio è voluto: nel parlato «a me mi» serve a dare enfasi, anche se nello scritto formale va evitato.

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