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Formula 1: termini e circuiti
8 domande · Sport
La Formula 1 parla una lingua tutta sua, un misto di italiano, inglese e francese che ogni appassionato finisce per conoscere a memoria. Lo stesso termine «Gran Premio» viene dal francese: nel 1906 l’Automobile Club de France organizzò vicino a Le Mans la prima corsa chiamata così.
In pista il pilota cerca la traiettoria ideale: frena all’esterno, punta il punto di corda all’interno della curva e riaccelera sfruttando tutta la larghezza dell’asfalto. Per spezzare la velocità su un lungo rettilineo gli organizzatori inseriscono una chicane, una combinazione di curve strette spesso aggiunta per motivi di sicurezza; a Monza le chiamano «varianti». Dietro un’altra vettura si sfrutta la scia: la resistenza dell’aria diminuisce e chi insegue può uscire all’ultimo momento per tentare il sorpasso in staccata.
Ogni circuito ha la sua leggenda. Monaco, con le sue strade strette, il tunnel e il porto, resta il gioiello del calendario, mentre Monza, il «tempio della velocità» alle porte di Milano, si percorre quasi tutta a gas spalancato davanti alla marea rossa dei tifosi Ferrari. Giro dopo giro il degrado degli pneumatici fa perdere aderenza, e scegliere il momento giusto per cambiare le gomme può far vincere o perdere una gara.
Infine la corsa ha le sue regole. La bandiera gialla segnala un pericolo in un tratto preciso: bisogna rallentare e non si può sorpassare. E il pilota che sbaglia può ricevere un drive-through, che lo obbliga ad attraversare la corsia dei box a velocità limitata senza fermarsi: una ventina di secondi persi.
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