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Freccette: termini e tecnica
8 domande · Sport
Le freccette hanno una lingua tutta loro, quasi interamente inglese, che i telecronisti italiani riprendono così com'è. Tutto comincia dietro l'oche, la linea a terra posta a 2,37 metri dal bersaglio, che la punta del piede non deve mai superare. Una partita di 501 giocata finché un giocatore arriva esattamente a zero si chiama leg; più leg vinti formano un set, e i grandi tornei televisivi si disputano a set, mentre quelli minori si giocano soltanto a leg.
Il bersaglio conta 20 settori numerati, disposti in modo volutamente irregolare per punire gli errori: il 20, in alto, è affiancato dall'1 e dal 5. Il sogno di ogni giocatore è il maximum: tre freccette nel triplo 20, cioè 180 punti, accolti dall'urlo interminabile dello speaker, «One hundred and eighty!». Quando il punteggio rimanente può essere chiuso in una sola visita, si parla di finish, o checkout; l'ultima freccetta deve cadere su un doppio, e così ogni fine di leg diventa una prova di nervi.
La chiusura più prestigiosa ha perfino un soprannome: il Big Fish, 170 punti realizzati con due tripli 20 e il centro rosso, il bull. All'opposto, l'eccesso di zelo costa caro: se si segnano più punti di quanti ne restino, è bust, e l'intera visita viene annullata, con il punteggio che torna quello di prima. I più grandi campioni, da Phil Taylor a Luke Littler, diventato campione del mondo a 17 anni nel 2025, calcolano queste combinazioni in una frazione di secondo.
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