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Giove
12 domande · Mitologia
Giove è il dio supremo dello Stato romano, signore del cielo, del fulmine e del tuono. Con il nome di Iuppiter Optimus Maximus, «Giove ottimo e massimo», vegliava su Roma, sul suo diritto e sul suo dominio. I trattati e i giuramenti più solenni si prestavano in suo nome: era il garante della parola data, e l'esclamazione «Per Giove!» è sopravvissuta fino all'italiano di oggi.
Il suo grande tempio sul Campidoglio era il cuore religioso di Roma, e i resti delle sue fondamenta si vedono ancora nei Musei Capitolini. Lì divideva il culto con Giunone e Minerva, le due dee della Triade capitolina. Lì saliva il generale vittorioso alla fine del trionfo: vestito di porpora, con il volto dipinto di rosso, compariva nei panni di Giove stesso, mentre uno schiavo gli sussurrava di ricordarsi che era mortale. Il suo sommo sacerdote, il Flamen Dialis, viveva circondato da divieti: non poteva montare a cavallo né passare una notte fuori Roma. I luoghi colpiti dal fulmine venivano consacrati e recintati, perché il dio li aveva toccati. Sui Colli Albani, sulla vetta del Monte Cavo, i popoli latini lo veneravano come Giove Laziale.
L'aquila era il suo animale sacro e divenne l'insegna delle legioni. I Romani identificavano Giove con lo Zeus dei Greci, ma insistevano di più sul suo ruolo di garante dell'ordine e del diritto. Il suo nome è rimasto nel cielo con il pianeta più grande del sistema solare, le cui lune maggiori furono scoperte da Galileo, e nella nostra settimana: il giovedì è il «giorno di Giove», Iovis dies. Il cammeo che illustra questo pacchetto, un ritratto del dio inciso nella pietra, è conservato al Louvre.
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