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Golf: le basi
10 domande · Sport
A golf tutto si conta in colpi. Ogni buca ha un par, il numero di colpi che un ottimo giocatore dovrebbe impiegarci, di solito tre, quattro o cinque. Chi chiude una buca con un colpo in meno del par mette a segno un birdie; con un colpo di troppo incassa un bogey. I punteggi migliori hanno nomi di uccelli: due sotto il par sono un eagle, tre sotto il par un albatross, una rarità che perfino i professionisti vivono poche volte in carriera.
Un percorso completo conta 18 buche, un numero che si impose a St Andrews, in Scozia, culla del golf. Ogni buca comincia con il colpo di partenza: la palla viene appoggiata su un piccolo tee e il driver la spedisce il più lontano possibile. Poi bisogna raggiungere il green, la superficie rasata intorno alla bandierina, dove la palla non si colpisce più in aria ma si fa rotolare con il putter. Lungo il cammino gli architetti hanno disseminato ostacoli, a cominciare dal bunker, una fossa piena di sabbia da cui si esce con un wedge molto aperto.
Il giocatore non è sempre solo: nei grandi tornei il caddie porta la sacca, calcola le distanze e consiglia come leggere le pendenze. Il sogno di ogni golfista resta l'hole in one, possibile soprattutto sulle buche corte par 3. La regola di base però non cambia mai: nella gara a colpi vince chi gioca il minor numero possibile di colpi. Anche l'Italia ha le sue pagine di storia: nel 2018 Francesco Molinari ha vinto l'Open Championship, primo italiano a conquistare un major, e nel 2023 il Marco Simone Golf Club, alle porte di Roma, ha ospitato la Ryder Cup vinta dall'Europa.
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