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Gonorrea
7 domande · Salute e medicina
La gonorrea, chiamata anche blenorragia e nel linguaggio popolare scolo, è una delle infezioni sessualmente trasmissibili più antiche e diffuse al mondo. Il nome, che in greco significa flusso di seme, risale al medico antico Galeno, che scambiava il pus per sperma. La causa è un batterio, Neisseria gonorrhoeae, detto gonococco, che si trasmette per via sessuale durante rapporti non protetti, anche orali, e attacca le mucose dell’uretra, del collo dell’utero, del retto e della gola.
I segni tipici sono perdite e bruciore quando si urina. Nelle donne però l’infezione passa spesso inosservata, ed è proprio questo a renderla così insidiosa. Se non viene curata, può risalire agli organi genitali interni e provocare infiammazioni che portano all’infertilità , negli uomini come nelle donne. Una madre infetta può anche trasmetterla al neonato durante il parto e danneggiargli gli occhi.
Per secoli non si sapeva come curarla. Gli antibiotici, a cominciare dalla penicillina, l’hanno resa facilmente guaribile, e oggi si usa soprattutto il ceftriaxone. Ma qui sta la grande sfida attuale: il gonococco ha sviluppato resistenze a molti antibiotici, e gli esperti temono che un giorno diventi difficile da trattare. Anche in Italia la sorveglianza delle infezioni sessualmente trasmesse coordinata dall’Istituto superiore di sanità registra da anni un aumento dei casi. La protezione migliore resta il profilattico, insieme a test regolari in caso di più partner, offerti anche dai centri per le infezioni sessualmente trasmesse del Servizio sanitario nazionale.
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