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Guerra di Corea
20 domande · Storia
Il 25 giugno 1950 la Corea del Nord invase la Corea del Sud, aprendo una guerra che durò fino all’armistizio del 1953. La divisione della penisola era nata dopo la fine del dominio giapponese e si era consolidata con due Stati contrapposti. Il 38º parallelo costituiva il riferimento iniziale della separazione, ma la linea dell’armistizio non coincide esattamente con quel parallelo. Le forze nordcoreane, guidate dal regime di Kim Il-sung e sostenute dall’Unione Sovietica, avanzarono rapidamente verso sud.
Un comando delle Nazioni Unite a guida statunitense intervenne a sostegno della Corea del Sud. Lo sbarco di Incheon, pianificato dal generale Douglas MacArthur nel 1950, cambiò la situazione militare. L’avanzata verso nord fu poi fermata dall’intervento delle forze cinesi. Seoul passò più volte da uno schieramento all’altro. Il conflitto non fu soltanto una partita delle superpotenze: aveva cause coreane, dimensioni internazionali e un costo umano enorme, con milioni di morti e una grande componente civile.
L’accordo di Panmunjom del 27 luglio 1953 sospese i combattimenti e stabilì una zona demilitarizzata, ma non fu un trattato di pace. La Corea del Sud non firmò l’armistizio. La penisola rimase divisa e le tensioni continuarono. Parlare di guerra per procura aiuta a capire il ruolo delle potenze esterne, purché non cancelli gli obiettivi e le responsabilità degli attori locali. L’Italia, allora non ancora membro dell’ONU, inviò un ospedale da campo della Croce Rossa: un legame umanitario spesso meno noto del contributo militare degli altri paesi.
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