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Günter Grass
9 domande · Letteratura
Un bambino riceve un tamburo e decide di non crescere più. Oskar Matzerath, voce narrante del Tamburo di latta, attraversa la storia senza diventare una guida affidabile o rassicurante. Il romanzo, pubblicato nel 1959, intreccia invenzione grottesca, memoria e responsabilità. Günter Grass, nato a Danzica nel 1927, mette al centro della narrativa il rapporto fra vicende personali e storia collettiva, lasciando emergere ciò che una società preferirebbe dimenticare.
Danzica, oggi Gdańsk in Polonia, ritorna nella cosiddetta Trilogia di Danzica. Al Tamburo di latta si affiancano Il gatto e il topo e Anni di cani. I libri guardano alla vita prima, durante e dopo il nazismo da prospettive differenti. La città non è soltanto un fondale: lingue, memorie familiari e trasformazioni politiche contribuiscono alla materia del racconto. L'adattamento cinematografico del Tamburo di latta, diretto da Volker Schlöndorff, porta la vicenda anche sullo schermo.
Grass si forma inoltre nelle arti visive, in particolare nella scultura e nella grafica. Disegni e incisioni accompagnano spesso i suoi testi e le copertine dei libri. La scrittura convive con un intenso impegno pubblico: sostiene Willy Brandt e partecipa alle campagne della socialdemocrazia tedesca. Il ruolo dell'intellettuale che interviene nel dibattito politico diventa così una parte importante della sua immagine, insieme alla capacità di costruire racconti disturbanti e pieni di contraddizioni.
Nel 1999 riceve il Nobel per la letteratura. Nel 2006, con l'autobiografia Sbucciando la cipolla, rivela il proprio servizio giovanile nelle Waffen-SS. Il lungo silenzio provoca una forte discussione sulla sua credibilità pubblica e sul rapporto fra memoria personale e giudizio rivolto agli altri. Muore a Lubecca nel 2015. Leggere Grass richiede di tenere insieme opera, interventi politici e biografia, senza trasformare il prestigio letterario in una risposta automatica alle domande sulla responsabilità.
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