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Hockey su ghiaccio: le basi
10 domande · Sport
L’hockey su ghiaccio viene spesso definito lo sport di squadra più veloce del mondo. Sulla pista ogni formazione schiera sei giocatori: un portiere e cinque giocatori di movimento, di solito tre attaccanti e due difensori, che si danno il cambio senza fermare il gioco, con sostituzioni volanti ogni quaranta o cinquanta secondi. Al centro di tutto c’è il disco, un cilindro di gomma vulcanizzata di circa 170 grammi che viene congelato prima della partita per rimbalzare meno e che, nei tiri più potenti, supera i 150 km/h.
Una partita si gioca in tre tempi da venti minuti di gioco effettivo, perché il cronometro si ferma a ogni interruzione. Tutto comincia con un ingaggio: l’arbitro lascia cadere il disco fra due giocatori avversari, in uno dei nove punti segnati sul ghiaccio. Il regolamento ha le sue finezze, come la liberazione vietata, il lancio lungo dalla propria metà campo che attraversa tutta la pista senza essere toccato: il gioco riprende allora nella zona di chi ha commesso l’infrazione. Un fallo manda il colpevole sulla panca dei puniti, di solito per due minuti: la sua squadra resta in inferiorità e gli avversari giocano in superiorità numerica, la migliore occasione per segnare.
Quando un giocatore lanciato da solo verso la porta viene fermato in modo irregolare, l’arbitro concede un tiro di rigore, un duello diretto con il portiere. Tre reti dello stesso giocatore in una partita sono una tripletta, e in Nord America i tifosi festeggiano lanciando i cappelli sul ghiaccio. Il Canada, culla dell’hockey moderno, resta la nazione di riferimento, ma anche l’Italia ha la sua tradizione, soprattutto in Alto Adige e nel Veneto, e nel 2026 ha ospitato il torneo olimpico a Milano.
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