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Il giapponese degli anime
20 domande · Lingue
Niente giapponese da vacanza: qui ci sono le parole che negli anime ricorrono di continuo, quelle che si sentono nelle versioni sottotitolate e che i fan riconoscono al volo. Nei combattimenti risuonano «tatakae!» (combatti!), «omae o korosu» (ti ucciderò), «yurusanai» (non te lo perdonerò), «mamoru» (proteggere) e «makenai» (non perderò). Gli eroi cercano «chikara», la forza, vogliono diventare «tsuyoi», forti, e lanciano il loro «hissatsu waza», la tecnica finale, gridandone il nome. Poi ci sono i classici che ogni appassionato conosce: baka, sugoi, senpai, nakama e urusai, ma anche il «kisama» sprezzante rivolto al nemico, gli «oni» del folklore e gli «shinigami», gli dèi della morte di Bleach e Death Note. Le risposte sono in romaji, da digitare con la tastiera, mentre kanji, kana e contesto si trovano nei testi di approfondimento. Molti riferimenti vi saranno familiari: in One Piece la ciurma di Rufy è l’esempio perfetto di «nakama», e chi è cresciuto con Sailor Moon in Italia ricorderà Marzio, che nell’originale si chiama Mamoru, cioè «il protettore». Con queste parole capirete un po’ meglio le vostre serie preferite in lingua originale, e scoprirete che «Ike, Pikachu!» significa semplicemente «Vai, Pikachu!».
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