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Jean-Paul Sartre
13 domande · Filosofia
Jean-Paul Sartre nacque a Parigi nel 1905 e lavorò come filosofo, romanziere, drammaturgo e commentatore politico. Nel 1929 conobbe Simone de Beauvoir durante la preparazione del concorso di filosofia. Il loro rapporto personale e intellettuale durò per tutta la vita, senza matrimonio. L’esperienza della guerra e della prigionia si intrecciò alla lettura della fenomenologia. Nel 1943 pubblicò L’essere e il nulla, uno dei testi centrali del suo percorso filosofico.
La formula l’esistenza precede l’essenza riassume una tesi del suo esistenzialismo: gli esseri umani non realizzano semplicemente un modello già fissato, ma si definiscono attraverso le scelte. Questa libertà non cancella la situazione concreta né rende possibile qualsiasi risultato. Implica invece una responsabilità per il modo in cui ci rapportiamo alle condizioni della nostra vita. L’espressione condannati a essere liberi sottolinea l’impossibilità di sottrarsi del tutto alla scelta.
La malafede è una forma di autoinganno con cui una persona cerca di nascondersi questa responsabilità, identificandosi completamente con un ruolo. Il rapporto con gli altri introduce inoltre il problema dello sguardo e dell’oggettivazione. La frase l’inferno sono gli altri, pronunciata nel dramma A porte chiuse, non va intesa come una condanna universale di ogni relazione. Il romanzo La nausea esplora invece l’esperienza della contingenza attraverso il personaggio di Antoine Roquentin.
Dopo la guerra Sartre intervenne nelle controversie del proprio tempo, contro il colonialismo e la guerra in Vietnam. Il rapporto con il comunismo e la valutazione dell’Unione Sovietica furono oggetto di mutamenti e critiche; la rottura con Albert Camus nel 1952 fu un episodio importante di quel confronto. Nel 1964 rifiutò il Nobel per la letteratura, coerentemente con la propria opposizione alle consacrazioni istituzionali. Morì a Parigi nel 1980. Una grande folla partecipò al funerale; è sepolto nel cimitero di Montparnasse, dove fu poi sepolta anche Beauvoir.
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