🥋
Karate: le basi
8 domande · Sport
La parola karate si compone di due ideogrammi: «kara», vuoto, e «te», mano. Il karate è dunque l’arte della mano vuota, un combattimento senza armi in cui tutto il corpo diventa lo strumento. È nato sull’isola di Okinawa, nel sud del Giappone, sotto l’influenza delle arti marziali cinesi; in un’epoca in cui sull’isola le armi erano proibite, gli abitanti perfezionarono la lotta a mani nude. Oggi è praticato in tutto il mondo, e in Italia conta migliaia di palestre e campioni come Luigi Busà, oro olimpico a Tokyo.
L’allenamento poggia su due pilastri. Il kata è una sequenza codificata di tecniche eseguita da soli contro avversari immaginari; alcuni kata hanno secoli di storia e fanno da «manuale» per ciascuno stile. Il kumite, invece, mette di fronte due praticanti in carne e ossa: in gara i colpi devono essere controllati, e contano solo i gesti precisi e misurati.
Fra le tecniche di base ci sono lo tsuki, il pugno diretto la cui forza nasce dalla rotazione delle anche, e la parata (uke), che devia l’attacco invece di fermarlo di petto e apre subito uno spiraglio per il contrattacco. Nel momento dell’impatto il karateka lancia spesso un grido potente, il kiai, che concentra respiro ed energia. Come nel judo, i progressi si leggono nel colore della cintura, dalla bianca alla marrone, fino alla cintura nera. Ma la nera non è un traguardo finale: proprio lì cominciano i gradi dan, che si scalano per tutta la vita nel dojo.
Esercitati gratis
PurFact ti ripropone ogni carta poco prima che tu la dimentichi. Così le conoscenze restano.