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Mahatma Gandhi
10 domande · Storia
Mohandas Karamchand Gandhi nacque a Porbandar nel 1869. Il titolo Mahatma significa grande anima e non era il suo nome di nascita. Studiò diritto e lavorò in Sudafrica, dove sviluppò forme di resistenza civile contro discriminazioni e ingiustizie. Tornato in India, divenne uno dei principali dirigenti del movimento contro il dominio coloniale britannico. Non fu però l’unico autore dell’indipendenza: vi contribuirono movimenti, partiti e persone con strategie differenti.
La sua azione si basava sulla nonviolenza, sul rifiuto della collaborazione e sulla disobbedienza civile. Nel 1930 guidò la Marcia del sale fino a Dandi, contestando il monopolio britannico. Il gesto trasformava un bene quotidiano in un problema politico comprensibile a un vasto pubblico. Digiuni, boicottaggi e mobilitazione di massa fecero parte della sua attività, ma la vicenda personale comprende anche posizioni e scelte discusse dagli studiosi: trasformarlo in un simbolo senza contraddizioni impedisce di capire la storia.
Nel 1947 l’India ottenne l’indipendenza, accompagnata dalla Partizione e da terribili violenze. Gandhi cercò di contrastare l’odio fra comunità religiose. Il 30 gennaio 1948 fu assassinato a Delhi da Nathuram Godse, un nazionalista hindu. Aveva settantotto anni. La sua influenza raggiunse altri movimenti, fra cui quello di Martin Luther King. L’autobiografia è nota in Italia con il titolo La mia vita per la libertà e in edizioni che richiamano gli esperimenti con la verità. Il racconto personale propone un ideale etico, ma va confrontato con le altre fonti sulla sua vita e sul movimento.
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