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Malattia di Lyme
7 domande · Salute e medicina
La malattia di Lyme, o borreliosi di Lyme, è la malattia trasmessa dalle zecche più frequente in Europa e in America del Nord. Deve il nome alla cittadina di Lyme, nel Connecticut, dove a metà degli anni Settanta una serie di artriti inspiegabili nei bambini mise in allarme i medici. La causano batteri a forma di spirale del genere Borrelia, battezzato in onore del batteriologo francese Amédée Borrel. Questi batteri vivono nell’intestino delle zecche: quando una zecca infetta morde una persona e si nutre a lungo del suo sangue, possono passare nell’organismo. Per questo, prima si toglie la zecca, minore è il rischio.
Il primo segno più noto è l’eritema migrante, un arrossamento ad anello che si allarga lentamente intorno al punto del morso. Riconosciuta in questa fase, la malattia si cura bene con gli antibiotici. Senza terapia, i batteri possono raggiungere altri organi settimane o mesi dopo e colpire articolazioni, nervi e cuore: artriti, dolori nervosi, paralisi del volto o disturbi del ritmo cardiaco.
In Italia la maggior parte dei casi si registra nel Nord Est, soprattutto in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige, e in Liguria: zone di boschi, prati e sottobosco amate da escursionisti e cercatori di funghi. A differenza dell’encefalite da zecche, causata da un virus, contro la malattia di Lyme oggi non esiste alcun vaccino autorizzato per l’essere umano. La protezione migliore resta quindi evitare i morsi di zecca: abiti lunghi e chiari, repellenti, un controllo accurato della pelle dopo una passeggiata nel bosco o nell’erba alta e la rimozione rapida della zecca con una pinzetta.
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