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Michael Faraday
10 domande · Scienze
Michael Faraday nasce nel 1791 a Londra, in un quartiere povero a sud del Tamigi. Figlio di un fabbro, lascia presto la scuola e a quattordici anni diventa apprendista rilegatore. Quel mestiere gli apre un tesoro inatteso: i libri che rilega, li legge, soprattutto i trattati di chimica e di elettricità. Un cliente gli regala i biglietti per le lezioni del celebre chimico Humphry Davy alla Royal Institution. Faraday prende appunti accuratissimi, li rilega in un volume e li manda a Davy, che nel 1813 lo assume come assistente.
Poco dopo parte con il maestro per un lungo viaggio in Europa che tocca anche l'Italia. A Firenze assiste all'esperimento in cui la grande lente del granduca brucia un diamante, dimostrando che è fatto di carbonio, e a Milano incontra Alessandro Volta, l'inventore della pila.
La sua scoperta più grande arriva nel 1831: l'induzione elettromagnetica. Se si muove una calamita dentro una bobina di filo, nel filo nasce una corrente elettrica. Su questo principio semplicissimo si fondano il generatore e il motore elettrico, e quindi quasi tutta la produzione moderna di elettricità. A lui si deve anche la gabbia di Faraday, un involucro conduttore che protegge il suo interno dai campi elettrici: è il motivo per cui in automobile si è relativamente al sicuro durante un temporale.
Faraday era uno sperimentatore geniale ma non un matematico. Ragionava per immagini, con «linee di forza» e «campi», un'intuizione che James Clerk Maxwell tradusse più tardi in equazioni. Nonostante la fama rimase modesto e profondamente religioso: rifiutò il titolo di cavaliere, declinò due volte la presidenza della Royal Society e si rifiutò di lavorare ad armi chimiche. Amava la divulgazione e teneva lezioni di Natale per i ragazzi. Muore nel 1867 a Hampton Court, e oggi l'unità di misura della capacità elettrica, il farad, porta il suo nome.
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