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Pallavolo: il vocabolario
13 domande · Sport
La pallavolo ha un linguaggio tutto suo, e conoscerlo permette di seguire una partita come un telecronista. Tutto comincia dalla battuta, l’unico gesto che un giocatore controlla completamente da solo: se gli avversari non riescono a riceverla in modo regolare, il punto diretto si chiama ace. La squadra in ricezione dispone poi al massimo di tre tocchi. Il primo si gioca spesso in bagher, con gli avambracci uniti che ammortizzano i palloni più potenti. Il secondo è l’alzata, che prepara l’attacco; quando si colpisce la palla con la punta delle dita sopra la fronte si parla di palleggio, il fondamentale più preciso di tutti.
Arriva quindi la schiacciata, colpita in salto a oltre 100 km/h. Dall’altra parte i giocatori di prima linea saltano a muro per respingere o rallentare il pallone. Se l’attacco passa lo stesso, resta la difesa, spesso con un tuffo spettacolare, e resta il libero, lo specialista con la maglia di colore diverso che non può né battere né attaccare sopra il bordo della rete. L’attaccante più astuto sceglie a volte il pallonetto: invece di colpire con forza, appoggia la palla appena oltre la rete, dove nessuno la aspetta.
Il regolamento punisce anche diverse irregolarità. Sfiorare la banda superiore della rete durante il gioco è un tocco di rete; toccare due volte di seguito il pallone è un doppio tocco, tranne subito dopo un muro. In Italia, dove la pallavolo è uno degli sport di squadra più seguiti, questi termini si sentono in ogni palestra, dal minivolley fino alla Superlega.
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