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Paranthropus (l'uomo schiaccianoci)
12 domande · Scienze
Non tutti i rami dell'albero umano hanno puntato su un cervello più grande: alcuni hanno puntato su denti più grandi. Nel 1959, nella gola di Olduvai, in Tanzania, Mary Leakey scopre un cranio dai molari giganteschi, sormontato da una cresta ossea. Il marito Louis lo descrive con il nome di Zinjanthropus boisei, in omaggio al mecenate Charles Boise; oggi lo si colloca nel genere Paranthropus, e il soprannome di uomo schiaccianoci gli è rimasto appiccicato.
Quel cranio è diventato il simbolo di un'intera strategia: masticare. I molari erano circa quattro volte più grandi dei nostri, lo smalto spessissimo e i muscoli masticatori così potenti da richiedere una cresta in cima al cranio per ancorarsi, come nel gorilla. Di solito si riconoscono tre specie, aethiopicus, boisei e robustus, vissute tra circa 2,7 e 1,2 milioni di anni fa in Africa orientale e meridionale, accanto ai primi rappresentanti del genere Homo. La più antica è nota grazie al «Black Skull», un cranio annerito dal manganese. In Italia la storia dei primati fossili va molto più indietro: Oreopithecus, la «scimmia delle ligniti» della Maremma toscana, visse tra circa nove e sette milioni di anni fa.
Le analisi isotopiche dei denti hanno riservato una sorpresa: lo «schiaccianoci» non schiacciava quasi noci e si nutriva soprattutto di graminacee e carici, un cibo coriaceo che richiedeva ore di masticazione. Il suo nome, «accanto all'uomo», riassume il suo posto: un parente stretto fuori dalla nostra linea. Il ramo si estinse mentre sopravvivevano gli Homo dai denti piccoli e dagli strumenti. Ma Paranthropus prosperò per un milione e mezzo di anni, e alcuni strumenti di osso trovati vicino ai suoi resti fanno pensare che forse sapesse usarli anche lui.
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