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Parole straniere
16 domande · Lingue
L’italiano è una lingua ospitale. Accanto alle parole ereditate dal latino ne usa ogni giorno moltissime arrivate da fuori, spesso senza cambiarle di una lettera: i prestiti. Dal francese, che per secoli è stato la lingua della moda e della buona società, vengono parole come «chic», che significa elegante, «démodé», cioè antiquato, il disincantato «blasé», che descrive chi è indifferente a tutto, e «naïf», ingenuo, che in pittura indica lo stile spontaneo di Henri Rousseau e di Antonio Ligabue. Chi invece è «à la page» è aggiornato e sa tutto delle ultime novità.
Dal tedesco arrivano poche parole, ma molto espressive: «kitsch» definisce ciò che è pacchiano, mentre «kaputt», detto ridendo, significa rotto o sfinito. Il latino, poi, non ha mai smesso di prestare: una commissione «ad hoc» è apposita, creata per uno scopo preciso, e un tipo «sui generis» è singolare, difficile da classificare.
Negli ultimi decenni il grande fornitore è stato l’inglese. Un volo «low cost» è economico, una foto «fake» è falsa, un locale «underground» è alternativo, una giacca «vintage» è d’epoca, una «versione soft» è moderata e chi fa lo «snob» si comporta da altezzoso. A volte il prestito cambia senso durante il viaggio: in inglese «cheap» vuol dire soprattutto a buon mercato, mentre in italiano un vestito cheap è dozzinale. Questo pacchetto mette alla prova sedici di queste parole straniere: conoscerne il significato preciso aiuta a usarle bene e a capire da dove viene una parte della nostra lingua.
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