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Premio Nobel: chimica
9 domande · Scienze
Il premio Nobel per la chimica racconta, vincitore dopo vincitore, come la materia abbia svelato i suoi segreti. Già nel 1902 viene premiato Emil Fischer per i suoi studi sugli zuccheri e sulle purine: a lui si deve l'immagine dell'enzima che si adatta al suo bersaglio come una chiave nella serratura. Nel 1908 il premio va addirittura a un fisico, Ernest Rutherford, che indagava la disintegrazione radioattiva e scherzava sulla propria «trasmutazione» in chimico.
Nel 1911 Marie Curie ottiene il suo secondo Nobel, questa volta per la scoperta del polonio e del radio: resta l'unica persona premiata in due scienze diverse. Il premio del 1918 va a Fritz Haber per la sintesi dell'ammoniaca, base dei fertilizzanti che oggi sfamano miliardi di persone, ma Haber è anche il padre della guerra chimica. Quello del 1944 premia Otto Hahn per la fissione nucleare, mentre Lise Meitner, che ne aveva fornito la spiegazione, resta a mani vuote.
Linus Pauling, premiato nel 1954 per il legame chimico, otterrà poi anche il Nobel per la pace. Nel 1963 tocca all'Italia: Giulio Natta, del Politecnico di Milano, viene premiato insieme a Karl Ziegler per i polimeri da cui nasce il polipropilene isotattico, la plastica del Moplen. Dorothy Hodgkin, premiata nel 1964, svela con i raggi X la struttura della penicillina e della vitamina B12. Frederick Sanger riceve il premio per la chimica due volte, nel 1958 e nel 1980. Infine nel 2020 la francese Emmanuelle Charpentier e la statunitense Jennifer Doudna vengono premiate per le forbici genetiche CRISPR-Cas9: per la prima volta un premio scientifico va soltanto a due donne.
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