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Primo soccorso
12 domande · Salute e medicina
In un’emergenza ogni secondo conta, e spesso a fare la differenza non è il medico, ma il testimone che si trova lì per caso. La buona notizia è che i gesti essenziali si imparano in poche ore, per esempio in un corso della Croce Rossa Italiana. Il primo è chiamare aiuto, e i numeri vanno saputi a memoria: il 112, il numero unico di emergenza valido in tutta l’Unione europea, e in Italia anche il 118 per l’emergenza sanitaria, il 115 per i vigili del fuoco e il 113 per la polizia. Del resto da noi ignorare chi ha bisogno di aiuto è un reato, l’omissione di soccorso.
Questo pacchetto rinfresca quel sapere. C’è la rianimazione cardiopolmonare, con le compressioni toraciche al ritmo di 100 a 120 al minuto, lo stesso di «Stayin’ Alive» dei Bee Gees, e il defibrillatore, che guida da solo il soccorritore a voce. La posizione laterale di sicurezza protegge chi è incosciente ma respira, la manovra di Heimlich libera le vie respiratorie da un corpo estraneo e la fasciatura compressiva ferma un’emorragia. La coperta isotermica trattiene il calore, sollevare le gambe sostiene la circolazione in caso di shock e raffreddare un’ustione sotto l’acqua fresca resta il primo riflesso.
Ci sono infine il Centro antiveleni, che consiglia in caso di avvelenamento, e la cassetta di pronto soccorso, da tenere ben fornita in casa come in auto. Ricordate soprattutto il principio che guida tutti questi gesti: agire, anche in modo imperfetto, è quasi sempre meglio che non fare nulla per paura di sbagliare.
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