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Pugilato: colpi e termini
8 domande · Sport
Il pugilato ha un suo vocabolario, in parte preso in prestito dall’inglese. Il colpo più usato è il jab, un colpo dritto e veloce del braccio avanti: tiene l’avversario a distanza, misura lo spazio e prepara le combinazioni. Dietro di lui arriva spesso il cross, il dritto potente del braccio posteriore, quello che fa più danni. Il gancio, portato lateralmente con il braccio piegato, aggira la guardia; al fegato può paralizzare anche i pugili più solidi. Il montante, infine, parte dal basso verso il mento e sbuca nella corta distanza, quasi invisibile.
Ma il pugilato è anche l’arte di non farsi colpire. Una buona guardia protegge il viso, senza bastare per vincere: chi si limita a coprirsi perde ai punti. La schivata, un piccolo movimento del busto, fa scivolare il colpo avversario accanto alla testa e apre la strada al contrattacco, la risposta immediata a un colpo appena evitato. I pugili d’incontro aspettano con pazienza l’errore di chi attacca per punirlo.
Buono a sapersi: tutto si regge sul gioco di gambe, l’arte di spostarsi sugli appoggi. Muhammad Ali lo riassunse in una frase diventata celebre: «Vola come una farfalla, pungi come un’ape». In Italia il pugilato è chiamato anche «nobile arte», e la sua storia passa da campioni come Nino Benvenuti, che a Roma nel 1960 vinse l’oro olimpico grazie a una tecnica pulita, fatta proprio di jab, schivate e piedi sempre in movimento.
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