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Riconoscere gli strumenti di laboratorio
12 domande · Scienze
Vetro, metallo e tanta precisione: in ogni laboratorio di chimica o di biologia questi strumenti fanno parte dei gesti quotidiani di ricercatrici e ricercatori, dai banconi del liceo fino ai laboratori dell'Istituto Superiore di Sanità. La provetta, un piccolo tubo di vetro stretto con il fondo arrotondato, accoglie piccole quantità di sostanza e aspetta il suo turno in un portaprovette. La beuta, chiamata anche beuta di Erlenmeyer, ha forma conica con il fondo piatto e il collo stretto e permette di agitare il contenuto senza rovesciarlo, mentre il becher, un recipiente cilindrico con beccuccio e tacche graduate, serve a tutto. Il pallone a fondo tondo, invece, si presta bene al riscaldamento: la sua forma sferica distribuisce il calore in modo uniforme.
Per misurare ci sono il cilindro graduato, alto e stretto, che si legge in corrispondenza della parte bassa del menisco, e la pipetta, che preleva con precisione piccoli volumi di liquido grazie a una propipetta o a un pistone. Per le misure più fini si usano anche la buretta e il matraccio tarato. L'imbuto guida liquidi e polveri verso le aperture strette e, con un foglio di carta da filtro, trattiene le parti solide. Nel mortaio si riducono le sostanze in polvere fine con il pestello.
La biologia ha i suoi attrezzi: la piastra di Petri, piatta, rotonda e con coperchio, dove i batteri crescono su un terreno di coltura; il microscopio, che ingrandisce centinaia di volte gli oggetti posati su un vetrino; e la centrifuga, che separa le sostanze in base alla densità girando ad altissima velocità. Senza dimenticare il becco Bunsen, la cui fiamma a gas si regola aprendo più o meno l'ingresso dell'aria.
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