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Riconoscere i cereali
12 domande · Natura
Sono soltanto steli modesti, eppure la sopravvivenza dell'umanità poggia su di loro: i cereali forniscono gran parte delle calorie che nutrono il mondo e ci accompagnano dal Neolitico, dal campo al mulino fino al piatto. Pane, pasta, polenta, risotto o birra: non passa quasi giorno senza un chicco.
Questo pacchetto insegna a riconoscere i cereali principali dalla spiga e dal chicco. Il frumento, il più versatile, dà la farina del pane e, nella sua varietà dura, quella della pasta; la segale, robusta, si accontenta di terreni poveri e scurisce il pane delle valli alpine; l'orzo, irto di lunghe reste, è la materia prima della birra; l'avena, con i chicchi che pendono in una pannocchia lassa, finisce in fiocchi a colazione. Il mais, arrivato dalle Americhe, dispiega le sue pannocchie dorate e diventa polenta; il riso nutre mezza Asia e in Pianura Padana riempie le risaie tra Vercelli e Pavia; il miglio allinea i suoi chicchi minuscoli.
Si aggiungono i cereali antichi che oggi si riscoprono, quelli che in Italia si chiamano tutti farro: la spelta, cugina rustica del frumento, e il farro dicocco, uno dei primissimi frumenti coltivati, ancora di casa in Garfagnana. Il grano saraceno, con cui in Valtellina si preparano i pizzoccheri, dal punto di vista botanico non è un cereale, così come la quinoa, ricca di proteine, venuta dalle Ande: si parla di pseudocereali. Infine il triticale, nato da un incrocio tra frumento e segale, unisce la resa dell'uno e la robustezza dell'altra.
Riconoscili dalle spighe e dai chicchi, e non guarderai mai più un campo con gli stessi occhi. Perché ciò che ondeggia così discretamente al vento è il frutto di migliaia di anni di selezione e la base di quasi tutti i pasti del mondo.
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