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Riconoscere le pietre preziose
12 domande · Natura
Da millenni sono simbolo di ricchezza e di potere, e una volta tagliate scompongono la luce in mille scintille. In gioielleria si distinguono tradizionalmente le pietre preziose in senso stretto, cioè diamante, rubino, zaffiro e smeraldo, da tutte le altre, dette pietre semipreziose; e a Firenze l'arte del commesso di pietre dure, custodita dall'Opificio delle pietre dure, ha trasformato queste gemme colorate in veri dipinti di pietra. Questo pacchetto le riunisce tutte, da riconoscere dal colore, dalla lucentezza e dalla forma dei cristalli.
Il diamante, carbonio puro e materiale naturale più duro, brilla del suo «fuoco» arcobaleno. Il rubino e lo zaffiro sono due varietà dello stesso minerale, il corindone: rosso il primo, la cui tonalità più ricercata si chiama «sangue di piccione», e per lo più blu il secondo. Lo smeraldo, verde, appartiene alla famiglia del berillo, proprio come l'acquamarina, dal colore di acqua di mare. Le inclusioni dello smeraldo sono così tipiche che vengono chiamate il suo «giardino».
Anche il quarzo si veste da gemma: l'ametista viola, che cresce dentro le geodi, e il citrino, giallo come il limone. Il topazio brilla in giallo oro o in azzurro cielo, l'opale gioca con i colori cangianti dell'opalescenza, la turchese opaca, lavorata già nell'antico Egitto, deve il suo nome alla Turchia, e il granato, rosso scuro, al melograno. L'ambra, infine, non è affatto un minerale: è una resina fossile che a volte racchiude insetti vecchi di milioni di anni, e in Sicilia se ne trova una varietà rossastra lungo il fiume Simeto, la simetite.
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