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Rugby: le basi
8 domande · Sport
Il rugby nasce, secondo la leggenda, quando uno studente inglese prese il pallone fra le mani e si mise a correre. Da allora il principio è rimasto lo stesso: portare l’ovale oltre la linea avversaria. Nel rugby a 15, quello del Sei Nazioni e della Coppa del Mondo, ogni squadra schiera quindici giocatori; nel rugby a 7, olimpico dal 2016, ne bastano sette, mentre il rugby a 13 è uno sport a parte.
La regola che sorprende di più chi guarda la prima volta riguarda i passaggi: con le mani il pallone non si può mai lanciare in avanti, solo all’indietro o di lato. Per guadagnare terreno bisogna quindi correre o calciare. L’azione più preziosa è la meta: il pallone va schiacciato a terra nell’area di meta avversaria, non basta portarlo oltre la linea. Vale cinque punti, e dopo la meta si tenta la trasformazione per altri due. Un calcio di punizione riuscito o un drop in azione valgono invece tre punti, e nelle partite equilibrate sono spesso i calciatori a decidere.
Due fasi di gioco danno al rugby il suo aspetto inconfondibile. Nella mischia gli otto avanti di ciascuna squadra si legano e spingono contro gli avversari per conquistare il pallone introdotto fra loro. Nella touche, la rimessa laterale, i compagni sollevano un saltatore in aria perché afferri il pallone lanciato dal tallonatore. E poi c’è il placcaggio: fermare il portatore di palla con il corpo è permesso, ma solo afferrandolo sotto la linea delle spalle. Chi placca troppo in alto viene punito severamente, perché la sicurezza dei giocatori viene prima di tutto.
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