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Søren Kierkegaard
13 domande · Filosofia
Una passeggiata per Copenaghen può diventare un laboratorio filosofico. Søren Kierkegaard osserva persone, ascolta conversazioni e riflette su ciò che significa scegliere una vita propria. Nato nel 1813, trascorre quasi tutta l'esistenza nella capitale danese, pur compiendo alcuni soggiorni a Berlino. Il patrimonio ereditato dal padre gli permette di scrivere senza dipendere da un impiego stabile. Il rapporto con la famiglia e con una religiosità severa lascia una traccia profonda nei suoi interrogativi.
Nel 1841 interrompe il fidanzamento con Regine Olsen. Le ragioni sono complesse e non si lasciano ridurre a una spiegazione romantica sicura. Due anni dopo esce Aut-Aut, dove si confrontano una vita estetica, incentrata sulle possibilità e sul godimento, e una vita etica, fatta di impegni e responsabilità. Molti libri sono firmati da pseudonimi: non semplici coperture, ma voci che sostengono posizioni differenti. Leggere una di quelle voci come se fosse sempre il pensiero definitivo dell'autore può ingannare.
Kierkegaard è spesso considerato un precursore dell'esistenzialismo. Contro un sapere che sembra spiegare tutto dall'esterno, insiste sul singolo, sulla decisione e sul modo di vivere una verità. La formula sulla soggettività riguarda questo rapporto personale, non l'idea che qualsiasi opinione renda veri i fatti. Nel Concetto dell'angoscia la libertà appare come una possibilità che può dare vertigine. Timore e tremore affronta invece la storia biblica di Abramo e Isacco: il rapporto fra fede ed etica diventa un problema, non una ricetta rassicurante.
L'immagine del salto esprime la discontinuità della decisione religiosa rispetto a una dimostrazione puramente teorica. Negli ultimi scritti Kierkegaard attacca la Chiesa di Stato danese, accusata di rendere comodo ciò che il cristianesimo chiede di vivere seriamente. Muore a Copenaghen nel 1855, a quarantadue anni. La sua influenza si allargherà molto oltre la Danimarca e oltre il suo tempo.
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