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Saturno
12 domande · Mitologia
Saturno è il dio romano dell'agricoltura, della semina e della leggendaria età dell'oro: un tempo paradisiaco delle origini in cui non c'erano né padroni né schiavi, né guerra né fatica. Cacciato dal cielo, avrebbe trovato rifugio nel Lazio presso il re Giano e insegnato agli uomini a coltivare la terra. Per questo i poeti chiamavano l'Italia «terra di Saturno»: Virgilio, nelle Georgiche, la saluta come «Saturnia tellus», grande madre di messi. Lo si raffigura con una falce, l'attrezzo della mietitura, e i Romani lo identificavano con il titano greco Crono, quello che divorava i suoi figli; è la scena terribile del quadro di Rubens che illustra questo pacchetto.
Il suo tempio, ai piedi del Campidoglio, custodiva il tesoro pubblico di Roma, l'aerarium, amministrato dai questori; da quel nome viene ancora oggi la parola italiana «erario», e otto delle sue colonne si innalzano tuttora nel Foro. Per tutto l'anno la statua del dio restava legata con bende di lana, che si scioglievano solo per la sua festa.
Quella festa, i Saturnali, era la più allegra dell'anno romano. A dicembre tribunali e scuole chiudevano, ci si scambiavano piccoli regali (candele e statuine d'argilla), si banchettava e si giocava con le noci. Era il mondo alla rovescia: i padroni servivano a tavola i loro schiavi e si tirava a sorte un re della festa. Diverse usanze del Natale ne hanno probabilmente ereditato qualcosa.
Il suo nome è rimasto in cielo con il pianeta degli anelli. Galileo Galilei fu il primo a scorgerli nel 1610 senza capire che cosa vedeva, tanto da descrivere Saturno come «tricorporeo», e Christiaan Huygens comprese nel 1656 che si trattava di un anello. Nella settimana l'inglese Saturday conserva la traccia del dio, mentre il nostro sabato viene dal sabbath ebraico.
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