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Scherma: le basi
8 domande · Sport
La scherma è uno degli sport più antichi dei Giochi moderni e l’Italia ne è una delle grandi patrie: da Edoardo Mangiarotti, l’atleta italiano con più medaglie olimpiche, a Valentina Vezzali, regina del fioretto. Il linguaggio ufficiale della Federazione internazionale resta però il francese, e in tutto il mondo l’arbitro avvia l’assalto con «En garde! Prêts? Allez!», eredità dei maestri d’arme che codificarono l’arte di toccare senza essere toccati.
Si tira con tre armi: fioretto, spada e sciabola. Fioretto e spada sono armi di punta, che toccano solo con la punta; la sciabola tocca anche con il filo della lama. Ognuna ha il suo bersaglio valido: il tronco nel fioretto, tutto ciò che sta sopra la cintura nella sciabola e il corpo intero nella spada, dove una stoccata doppia dà addirittura un punto a entrambi gli schermidori.
Il combattimento si svolge sulla pedana, una striscia lunga circa quattordici metri e larga da un metro e mezzo a due metri. Si può solo avanzare o indietreggiare, e chi esce dal fondo concede una stoccata. Oggi le stoccate vengono rilevate elettricamente: un filo passa nella divisa dello schermidore e una luce colorata indica chi ha toccato, anche quando l’azione dura una frazione di secondo.
Il vocabolario è un piccolo trattato di strategia. L’affondo, un lungo passo in avanti con il braccio teso, è il classico gesto d’attacco. La parata devia la lama avversaria e subito dopo arriva la risposta, il contrattacco immediato: parata e risposta sono il cuore della scherma classica. Infine nessun assalto comincia senza il saluto con l’arma all’avversario, all’arbitro e al pubblico, ricordo dell’etichetta cavalleresca.
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