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Sekhmet
12 domande · Mitologia
Sekhmet è la dea leonessa egizia della guerra e della distruzione, ma anche della guarigione. Il suo nome significa «la Potente». Soffio ardente del sole, diffonde la guerra e le epidemie, e allo stesso modo può allontanarle; la chiamavano anche «Signora del terrore» o «colei davanti alla quale il male trema».
Il suo mito più celebre racconta come per poco non annientò l'umanità. Mandata da Ra come suo Occhio a punire gli uomini ribelli, cominciò a fare strage senza fine. Per fermarla, il dio sole fece inondare i campi di birra tinta di ocra rossa; credendo di bere sangue, la leonessa si ubriacò e si addormentò, e la sua furia si placò. Ogni anno una festa dell'ebbrezza ricordava questa astuzia, e la musica doveva trasformare la leonessa in una gatta.
Sekhmet incarna i due volti della violenza divina: la distruzione e la salvezza. I suoi sacerdoti erano considerati anche medici. La si raffigura come una donna con la testa di leonessa, sormontata dal disco solare e dall'ureo, e il suo respiro era il vento ardente del deserto. A Menfi formava una triade con Ptah e con il figlio Nefertum, il dio del loto.
Il faraone Amenhotep III fece scolpire più di 700 statue della dea nella pietra scura, e oggi si trovano nei musei di tutto il mondo. Il Museo Egizio di Torino ne custodisce una ventina, giunte con la collezione di Bernardino Drovetti: allineate nello Statuario, formano una delle immagini più suggestive del museo, ed è una di loro a illustrare questo pacchetto.
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