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Sopravvivenza: le basi
16 domande · Natura
La maggior parte di chi finisce in una vera situazione di sopravvivenza non è un avventuriero. Sono escursionisti che hanno sbagliato un bivio, automobilisti sorpresi da una bufera di neve, cercatori di funghi colti dal buio. E i rapporti del Soccorso Alpino raccontano sempre la stessa storia: la fame è raramente il vero pericolo. Un adulto sano resiste settimane senza mangiare e, secondo la rozza regola del tre, circa tre giorni senza bere. Il pericolo sono le poche ore che una persona bagnata e senza riparo può passare al freddo prima che l'ipotermia le tolga la capacità di agire. Ecco perché ripararsi dalle intemperie viene prima di tutto, subito seguito dall'acqua, e perché la trappola più subdola si trova nella nostra testa: il panico brucia energia, provoca cadute e fa girare in tondo.
Contro il panico i soccorritori di tutto il mondo insegnano una parola semplice, STOP: prima fermarsi, poi riflettere, osservare e pianificare. Chi lascia l'auto o il relitto per andare a cercare aiuto diventa invisibile per le squadre di ricerca, perché i soccorsi cercano prima lì; chi resta viene ritrovato. Seguono verità poco spettacolari che fanno però la differenza: diversi strati sottili tengono più caldo di uno solo spesso, sudare al freddo è pericoloso perché i vestiti bagnati raffreddano il corpo, l'alcol accelera il raffreddamento invece di scaldare, una scorta d'acqua limitata si beve quando si ha sete invece di razionarla, e un telefono in modalità aereo dura giorni. In Italia come in tutta Europa il 112 passa anche senza la propria rete, e di notte su un terreno difficile è meglio allestire un bivacco e aspettare il giorno.
La misura di sopravvivenza più importante costa dieci secondi e si prende prima di partire: comunicare a qualcuno percorso e ora di rientro.
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