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Sopravvivenza: primo soccorso all’aperto
15 domande · Salute e medicina
Soccorrere qualcuno in mezzo alla natura significa soccorrere in condizioni difficili: l’ambulanza non arriva in pochi minuti ma a volte dopo ore, l’elicottero del Soccorso alpino non vola con la nebbia e il meteo non dà mai una mano. Per questo tutto comincia con una regola che sembra banale e salva vite: prima proteggere sé stessi, perché un secondo ferito raddoppia il problema. Sulle nostre Alpi e sugli Appennini il grande nemico è il freddo, e inganna facilmente. Il pericolo non comincia quando qualcuno trema forte, ma quando smette di tremare: a quel punto il corpo ha finito le sue risorse. Alcune persone in ipotermia grave sentono perfino un improvviso caldo e si tolgono i vestiti; gli esperti lo chiamano denudamento paradossale. Chi trova una persona così la tratta come un uovo crudo: nessun movimento brusco, niente frizioni sugli arti, riscaldare lentamente e prima il tronco. Le dita congelate non si strofinano, e tanto meno con la neve.
Vento e acqua fanno un calcolo insidioso: cinque gradi con pioggia e raffiche raffreddano più in fretta di un gelo secco a meno cinque con l’aria ferma. All’altro capo della scala c’è il colpo di calore, che si riconosce dalla pelle calda e secca e dalla confusione: è una vera emergenza, bisogna raffreddare subito. Il colpo di sole, invece, irrita le meningi e lascia la testa rossa e la nuca rigida.
In mezzo c’è la vita di tutti i giorni dell’escursionista: la zecca, che si afferra vicino alla pelle e si estrae lentamente; l’eritema migrante, l’anello rosso che giorni dopo tradisce la borreliosi; il morso di vipera, per cui succhiare, incidere e legare escono dritti dai film western e fanno solo danni; la vescica, che è meglio proteggere che bucare; la caviglia storta, per cui è nata la regola RICE; la ferita sporca, da sciacquare con acqua potabile. Infine, per una persona priva di sensi la natura aggiunge un compito: il terreno ruba calore, e chi non isola e non copre il ferito lo perde per il freddo. In Italia i soccorsi si chiamano con il 112, anche in montagna.
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