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Squash: termini e tecnica
8 domande · Sport
Su un campo da squash tutto succede in fretta, e anche il linguaggio corre veloce. I giocatori usano un gergo nato in Inghilterra, che i circoli italiani hanno adottato quasi senza tradurlo: conoscerlo significa capire che cosa accade fra le pareti, perché nello squash si possono sfruttare tutte e quattro le pareti e soltanto il soffitto è vietato.
Al centro del campo, dove si incrociano le linee, c’è la T: chi la occupa raggiunge ogni palla prima dell’avversario. Per scacciarlo da lì si punta sul gioco in lunghezza, con colpi precisi lungo le pareti che lo spingono verso il fondo. Quando invece si resta intrappolati in un angolo posteriore, il boast salva la situazione: la palla tocca prima la parete laterale e poi raggiunge quella frontale.
Per riprendere fiato si sceglie il lob, una palla alta e lenta che ricade in un angolo di fondo e lascia il tempo di tornare in T. Per chiudere lo scambio si tira un kill, un colpo potente verso il basso che rimbalza basso e veloce appena sopra il tin e diventa quasi impossibile da recuperare.
Poiché i due giocatori condividono lo stesso spazio, l’arbitro deve spesso decidere sugli ostacoli. Se concede un let, lo scambio si ripete senza assegnare il punto. Se ritiene che il giocatore ostacolato avrebbe vinto chiaramente lo scambio, concede uno stroke e il punto va direttamente a lui. Pronti a parlare di squash come un giocatore di circolo?
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