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Tennis: le basi
15 domande · Sport
Il tennis moderno è nato in Inghilterra alla fine dell’Ottocento, ma deve molto alla pallacorda e al jeu de paume francese. Lo si sente perfino nel vocabolario: in inglese lo zero si dice «love», una parola che deriverebbe dal francese «l’œuf», l’uovo, la cui forma ricorda la cifra 0. Anche il conteggio è singolare: 15, 30, 40 e poi il game. Sul 40 pari l’arbitro annuncia «parità», e da quel momento bisogna vincere due punti di fila per aggiudicarsi il game.
Tutto comincia con il servizio. Ogni giocatore ha a disposizione due tentativi per punto; se li sbaglia entrambi commette un doppio fallo. Quando la palla sfiora il nastro e ricade comunque nel riquadro giusto si ripete: è un let. E quando l’avversario non riesce nemmeno a toccare la palla, chi serve mette a segno un ace, spesso oltre i 200 km/h nel caso dei migliori.
Una volta avviato lo scambio, la gamma dei colpi si allarga. Il dritto, giocato dal lato della mano che impugna la racchetta, è l’arma principale di quasi tutti i giocatori; il rovescio, a una o a due mani, si gioca dall’altro lato del corpo. Contro un avversario salito a rete, il pallonetto lo scavalca passando sopra la sua testa. Una palla alta vicino alla rete chiede lo smash, colpito sopra la testa con tutta la potenza possibile. Al contrario la smorzata, palla corta e vellutata, muore subito dietro la rete e sorprende chi sta lontano, in fondo al campo.
Quando un set arriva sul 6 pari, a decidere è il tie-break: vince chi arriva per primo a sette punti con due di scarto. Si gioca in singolare, uno contro uno, oppure in doppio, due contro due, su un campo allargato dai corridoi laterali. Il circuito maschile è organizzato dall’ATP, quello femminile dalla WTA, e dal 1900 le nazioni si sfidano in Coppa Davis, che l’Italia ha conquistato per la prima volta nel 1976 con Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, guidati dal capitano Nicola Pietrangeli, per poi tornare a vincerla a partire dal 2023.
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