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Tiro con l’arco: attrezzatura e termini
8 domande · Sport
Un arco da gara moderno somiglia più a uno strumento di precisione che all’arma di Robin Hood. Tutto comincia dalla corda, il filo teso fra le estremità dei flettenti, oggi intrecciato in fibre sintetiche quasi inestensibili. Al centro si trova il riser, spesso ricavato da un blocco di alluminio o di carbonio: è la parte che l’arciere impugna ed è lì che si fissano i flettenti e tutti gli accessori.
Fra questi, il mirino aiuta ad allineare ogni tiro con il centro del bersaglio, mentre il lungo stabilizzatore, che sporge in avanti come un’antenna, smorza le vibrazioni al momento della partenza. Anche la freccia ha il suo vocabolario: dietro, l’impennaggio, formato da tre penne o alette, la stabilizza in volo; proprio in fondo, la cocca, un pezzetto di plastica, si aggancia alla corda con un leggero clic.
Sulla linea di tiro le frecce non si tirano una alla volta a caso: si raggruppano in volée, di solito da tre o da sei, dopo le quali gli arcieri vanno insieme al bersaglio a recuperarle e a contare i punti. Infine nessun arciere dimentica il parabraccio, indossato sul braccio che regge l’arco: senza di lui la corda che torna indietro a tutta velocità lascia lividi memorabili. In Italia la Federazione Italiana di Tiro con l’Arco, la FITARCO, insegna ogni anno questi termini a migliaia di principianti nelle sue società, e molti scoprono così che anche un gesto semplice come tendere una corda ha un nome preciso per ogni dettaglio.
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