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Tiro con l’arco: gare e storia
8 domande · Sport
Il tiro con l’arco ha avuto una storia olimpica movimentata. Presente già nel 1900 a Parigi, con gare dalle regole molto locali, sparì dopo il 1920 per mancanza di un regolamento comune. Tornò soltanto nel 1972, ai Giochi di Monaco di Baviera, e da allora non ha più lasciato il programma. Le competizioni mondiali sono organizzate da World Archery, la federazione internazionale che un tempo si chiamava FITA e che nacque nel 1931 a Leopoli, con l’Italia fra i paesi fondatori.
Una nazione regna incontrastata sulla disciplina: la Corea del Sud. Le sue arciere hanno vinto la gara olimpica a squadre in ogni edizione dal 1988, e si dice che entrare nella nazionale coreana sia più difficile che salire sul podio di un Mondiale. Ai Giochi la fase finale si disputa con lo scontro diretto: due arcieri si sfidano faccia a faccia, set dopo set. Ciascuno tira tre frecce per set; il punteggio migliore vale due punti, il pareggio uno a testa, e vince chi arriva per primo a sei.
Ma il tiro con l’arco non si ferma agli stadi. Il tiro di campagna porta gli arcieri nei boschi e in montagna, su bersagli posti a distanze sconosciute che bisogna stimare da soli. L’immaginario collettivo, poi, è popolato di eroi: Robin Hood, il fuorilegge della foresta di Sherwood, è diventato il simbolo universale dell’arciere. E l’arco lungo, senza mirino né aiuti tecnici, ricorda una pagina celebre della guerra dei Cent’anni: ad Azincourt, nel 1415, gli arcieri inglesi decimarono la cavalleria francese. Anche l’Italia ha il suo posto in questa storia, con l’oro olimpico di Marco Galiazzo ad Atene nel 2004.
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