🇹🇷
Turco per le vacanze
20 domande · Lingue
Il turco suona esotico alle orecchie italiane, ma è sorprendentemente regolare: si legge come si scrive, ogni lettera ha un solo suono e le eccezioni sono rare. Per una vacanza a Istanbul, in Cappadocia o sulla costa egea bastano venti frasi, raccolte in questo pacchetto. Si saluta con «Merhaba!», al mattino con «Günaydın», la sera con «İyi akşamlar» e prima di dormire con «İyi geceler». Al momento di separarsi i ruoli sono fissi: chi parte dice «Hoşça kal», chi resta risponde «Güle güle», letteralmente «ridendo, ridendo». Per un arrivederci a breve c’è «Sonra görüşürüz». La cortesia passa per «Lütfen», «Teşekkürler» e «Çok teşekkür ederim»; a chi ringrazia si risponde «Rica ederim». Qualche lettera merita attenzione: la ş si legge come la «sc» di «scena», la ç come la «c» di «ciao», la c come la «g» di «gelato», mentre la ğ non si pronuncia affatto e allunga soltanto la vocale precedente. Al bazar si chiede «Bu ne kadar?» e poi si tratta; si paga dicendo «Kartla, lütfen», e al ristorante si chiede «Hesap, lütfen». Utili anche «Tuvalet nerede?», «Anlamıyorum» e «İngilizce biliyor musunuz?». Si ordina «Bir bira, lütfen», si brinda con «Şerefe!» e in caso di emergenza si grida «İmdat!». E se qualcuno sembra annuire alzando il capo con uno schiocco di lingua, in realtà vi sta dicendo di no, un gesto che nell’Italia meridionale si conosce bene.
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