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Uccelli d’Europa: i fondamentali
15 domande · Natura
Basta guardare fuori dalla finestra in una mattina d’inverno per veder sfilare buona parte degli uccelli più familiari d’Europa. Il pettirosso, con il petto arancione, segue passo passo chi lavora l’orto per catturare i vermi portati alla luce, e canta perfino di notte sotto i lampioni. Il merlo, un tempo timido uccello di bosco, si è trasferito in città: il maschio è tutto nero con il becco giallo vivo, la femmina bruna.
Alla mangiatoia la cinciallegra, la più grande delle nostre cince, sfoggia una cravatta nera sul ventre giallo, mentre la piccola cinciarella fa l’acrobata a testa in giù. La passera europea vive accanto a noi da millenni, anche se nelle grandi città si fa più rara, e in gran parte d’Italia le subentra la cugina passera d’Italia. Il fringuello, tra gli uccelli più comuni d’Europa, canta con un vero accento regionale, e il cardellino, maschera rossa e barra dorata sull’ala, becca i semi dei cardi da cui prende il nome.
Altri si riconoscono dal rumore: il picchio rosso maggiore tambureggia sui rami secchi per segnare il territorio, la ghiandaia, sentinella del bosco, strilla al minimo allarme e sotterra migliaia di ghiande, la gazza, la ladra dell’opera di Rossini, gracchia e si riconosce allo specchio, la cornacchia nera, di un’intelligenza sorprendente, usa perfino degli attrezzi. La sera gli storni formano nubi in movimento sopra i dormitori, come d’inverno nel cielo di Roma. Infine, sull’acqua o sui tetti, si incontrano il germano reale, antenato di quasi tutte le anatre domestiche, il cigno reale dal becco arancione sormontato da una protuberanza nera, e la cicogna bianca, tornata a nidificare in Piemonte, che ogni autunno parte per svernare in Africa.
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