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Uccelli d’Europa: per intenditori
15 domande · Natura
Una volta riconosciuti al primo colpo il merlo e la cinciallegra, si apre un secondo cerchio di uccelli: specie presenti un po’ ovunque, che incrociamo ogni giorno senza guardarle davvero. Il picchio muratore, grigio azzurro con il ventre arancio, è l’unico dei nostri uccelli capace di scendere lungo un tronco a testa in giù, e mura con il fango l’ingresso del nido. Il minuscolo scricciolo, con la coda all’insù, lancia dai cespugli un canto di potenza sorprendente, mentre la passera scopaiola, grigia e bruna, sgattaiola rasoterra come un topolino.
Tra i becchi grossi, il ciuffolotto si fa notare per il petto rosa acceso del maschio, il verdone per i lampi gialli in volo e il frosone per un becco così potente da rompere i noccioli di ciliegia. La passera mattugia somiglia alla passera europea, ma porta un cappuccio color cioccolato e una macchia nera sulla guancia. Nelle campagne lo zigolo giallo canta instancabile dall’alto delle siepi, e la cesena arriva d’inverno in stormi rumorosi a saccheggiare i cespugli di bacche.
Attorno alle case la ballerina bianca trotterella agitando senza sosta la coda, il codirosso spazzacamino, antico abitante delle rupi, canta prima dell’alba dai tetti, e la capinera, con il cappuccio nero nel maschio e rossiccio nella femmina, intona uno dei canti più belli della primavera. La tortora dal collare, arrivata dai Balcani, ha conquistato tutta l’Europa in pochi decenni del Novecento. Il rondone comune, che d’estate riempie di strilli i cieli di Roma e di Firenze, non si posa quasi mai: mangia, dorme e si accoppia in volo. E sulla riva l’airone cenerino attende immobile prima di arpionare un pesce con un colpo di becco fulmineo.
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